ECCITAZIONE GENITALE PERSISTENTE: CHE SUCCEDE SE A SOFFRIRNE SONO GLI UOMINI?

Dott.ssa Valentina Rossi

foto-1 Il disturbo dell’eccitazione genitale persistente (PGAD) è una condizione scoperta nel 2001 e che resta tuttora emblematica. Sebbene sia stata descritta come disturbo femminile, in letteratura sono stati riportati tre casi di uomini che presentavano una sintomatologia simile e che per questo sono stati riconosciuti come affetti da PGAD. Questo ha suggerito che possa essere un disturbo anche maschile, ma che ci sia una sottostima dovuta a difficoltà nel riconoscerlo e diagnosticarlo. Fare diagnosi di PGAD in generale è molto difficile e, bisogna considerare, che nella stessa descrizione della condizione e dei criteri diagnostici esistono delle controversie. Attualmente, infatti, si fa riferimento alla condizione usando due nomi diversi: PGAD e sindrome dei genitali senza riposo (ReGS). Questi nomi vengono usati come sinonimi, ma presentano delle differenze: la base comune è che sono condizioni caratterizzate da sensazioni di eccitazione genitale non desiderata e non piacevole, ma l’ReGS, al contrario del PGAD, prevede che per fare diagnosi ci debba essere anche una comorbidità con la sindrome delle gambe senza riposo e/o della vescica iperattiva, un’iperestesia della regione genitale e l’attivazione dei sintomi attraverso la stimolazione di alcuni punti specifici. Inoltre, mentre nel PGAD vengono riconosciute diverse cause, nella ReGS l’ipotesi eziologica principale riguarda una neuropatia del nervo pudendo.

Entrando nello specifico, gli uomini affetti da PGAD o ReGS riportano i seguenti sintomi: sensazioni di eccitazione genitale non desiderata, orgasmo imminente e/o eiaculazioni spontanee.

I primi a parlarne sono stati nel 2011 Waldinger e i suoi collaboratori che avevano identificato due casi maschili con ReGS. Come nei casi femminili, gli autori avevano riscontrato una comorbidità con la sindrome della vescica iperattiva, ma non con la sindrome delle gambe senza riposo, riscontrando la stessa eziologia: una neuropatia del nervo pudendo. Tuttavia, solo in uno dei due casi il trattamento con la TENS si è rivelato efficace. Questo ha portato comunque a confermare la loro ipotesi della natura completamente organica e poco “sessuale” del disturbo, suggerendo allo stesso tempo, la necessità di ulteriori dati a riguardo.

Più recentemente nel 2015 Stevenson e Köhler hanno rilevato per la prima volta un caso di PGAD maschile. La presentazione clinica, al contrario dei casi riportati da Waldinger, non rientrava nei criteri per la ReGS, tuttavia il paziente mostrava i sintomi tipici dell’eccitazione genitale persistente. In particolare riportava sensazioni di orgasmo imminente e di eccitazione sessuale che non erano sperimentate in concomitanza di fantasie/pensieri erotici o desiderio sessuale. Durante questi episodi il pene era estremamente sensibile e una minima stimolazione lo portava all’eiaculazione; questa alleviava l’eccitazione, ma solo per un breve lasso di tempo, dopo di che i sintomi tornavano. In questo caso non erano state riscontrate anomalie neurologiche, né altre cause organiche che potessero spiegare i sintomi. Il paziente presentava molte altre condizioni mediche, per cui sono stati trovati dei trattamenti, ma che non hanno alleviato i sintomi del PGAD. Sono stati riscontrati successi, invece, con il trattamento con antidepressivi (paroxetina) che ha alleviato anche l’ansia collegata alla condizione.

foto-2Attualmente sono stati descritti solo questi tre casi isolati e risulta difficile, perciò, parlare con certezza di un disturbo anche maschile. Inoltre, questi casi presentano delle differenze tra loro, di conseguenza non si può descrivere in maniera precisa come questa condizione si manifesta nella popolazione maschile. Tuttavia, è importante che i clinici prestino la giusta attenzione ai pazienti che possono manifestare questo tipo di sintomatologia e non sottovalutare che possa trattarsi di PGAD. È facile che i sintomi possano essere confusi per qualcos’altro: il sintomo di orgasmo imminente potrebbe essere confuso per una eiaculazione precoce, oppure l’eccitazione persistente per casi di ipersessualità.

Da un punto di vista psicologico avere una condizione di questo tipo può essere fonte di un forte disagio. Per la controparte femminile, diversi lavori si sono dedicati a descrivere il vissuto emotivo delle donne affette, mentre per quel che riguarda gli uomini, non ci sono ancora dati in letteratura. Tuttavia, nei casi appena descritti vengono riportati vissuti di forte stress.

Bisogna considerare che, da un punto di vista culturale, non si attribuisce molta importanza ai disturbi sessuali caratterizzati da un “eccesso” e questo può essere ancora più vero per gli uomini; l’immaginario comune è che gli uomini abbiano sempre desiderio e che siano sempre eccitati e che, soprattutto, siano contenti di avere un’eccitazione persistente, come se questo possa significare avere una forte virilità. Tuttavia, avere un’eccitazione fisica che si attiva contro il proprio volere, che si tratti di essere maschi o femmine, non è qualcosa di piacevole. foto-3Questo prima di tutto perché, nonostante si tratti di sensazioni di eccitazione, il piacere e il desiderio in questi casi sono qualcosa che c’entra molto poco. Inoltre, tali sensazioni potrebbero verificarsi in contesti per niente appropriati (ad esempio durante il lavoro), come di solito succede, e mettere il soggetto in situazioni di forte imbarazzo sia perché possono esserci segni visibili all’esterno, come ad esempio erezioni o eiaculazioni, sia perché ci si trova ad esprimere la propria eccitazione in pubblico o comunque in situazioni non desiderate quando, solitamente, tale espressione è qualcosa di intimo e privato. Infine, perché dopo questi episodi non c’è mai una sensazione di completo appagamento, dato il ripresentarsi delle sensazioni dopo poco.

Inoltre, altro messaggio culturale che viene inviato è che un uomo oltre a dover avere sempre un alto desiderio ed essere facilmente eccitabile deve saper avere anche un buon controllo su di sé. Si pensa quasi subito a un problema quando si parla di eiaculazione precoce, di meno quando c’è un’eiaculazione ritardata. Questo potrebbe essere un ulteriore fonte di imbarazzo per l’uomo affetto da questa condizione, vista la presenza di eiaculazioni spontanee o di orgasmi imminenti.

Un altro fattore che può incidere sull’impatto psicologico è il non riuscire a dare un nome a quello che si sta vivendo. Come tutte le condizioni di recente individuazione, la fase diagnostica è molto difficile, così come il trovare il più appropriato trattamento; perciò questi uomini possono scontrarsi il più delle volte con un non riconoscimento del problema. Tutto ciò potrebbe spingere a non cercare aiuto e a evitare completamente la sessualità e le relazioni in generale.

foto-4 Il vissuto emotivo conseguente a ciò potrebbe aggravare la condizione. Come sottolineato in letteratura, per quel che riguarda la controparte femminile, le componenti psicologiche possono essere responsabili del circolo vizioso che fa si che i sintomi si mantengano: l’ansia, generata dall’arrivo delle sensazioni di eccitazione, può infatti andare ad attivare ulteriormente l’eccitazione portando ad una esacerbazione dei sintomi e ad una cronicizzazione del problema.

In questi casi, è fondamentale rivolgersi a specialisti che abbiano una formazione in sessuologia e che possano conoscere questo tipo di condizione e, prima di tutto, cercare di avere una diagnosi precisa che possa confermare che si tratti o meno di PGAD. In un secondo momento poi, analizzare quali cause possono essere coinvolte e individuare così il più appropriato trattamento che, in questi casi soprattutto, deve essere di tipo integrato e coinvolgere le diverse figure specialistiche in modo tale da agire su tutti i fattori che concorrono alla genesi e al mantenimento della condizione.