Commento all’articolo “Profiles of Cyberpornography Use and Sexual Well-Being in Adults”

Dott.ssa Marilena Iasevoli

Attualmente siamo a conoscenza che l’utilizzo di Internet ha influenzato la sessualità di molte persone (1). Il consumo di pornografia tramite il web ha rivelato l’esistenza di varie pratiche sessuali prima nascoste e ha contribuito a crearne di nuove.

Un gran numero di ricerche scientifiche si sono concentrate sull’uso patologico della Rete, sottolineando il forte impatto negativo che Internet può avere sui comportamenti e le credenze legate alla sessualità, nonché sul ruolo che esso ha nell’incremento di attività sessuali criminali e pericolose (2); i dati raccolti hanno evidenziato la comparsa di Problemi Sessuali Online (PSO), i quali possono causare difficoltà lavorative, finanziarie, legali, sociali, relazionali e psicologiche. Un esempio tra tutti è la dipendenza da sesso virtuale (cybersex addiction), che porta, chi ne soffre, a trascorrere molto tempo su siti a contenuto sessuale e ad avere un desiderio sempre maggiore per questa attività, senza riuscire a controllarsi (3).

In realtà, la maggior parte dei consumatori, ritengono che il loro uso di pornografia non sia mai stato un problema, anzi, essi riportano di aver avuto dei risvolti positivi nella loro vita sessuale che includono miglioramenti quali l’acquisizione di maggiori conoscenze ed un repertorio sessuale più ricco, un aumento del desiderio e dell’eccitazione. A tal proposito, studi recenti  hanno dimostrato che l’utilizzo della pornografia non è un indice predittivo significativo della soddisfazione sessuale nel tempo oppure delle disfunzioni sessuali maschili. Questo ha di certo sfatato una credenza diffusa secondo la quale la pornografia veniva reputata la causa di situazioni di disagio o patologiche, per cui singole persone o coppie si rivolgevano al clinico. Allo stesso tempo, studi trasversali e longitudinali hanno evidenziato che l’utilizzo del cyber-porno viene associato ad insoddisfazione sessuale, a dipendenza o a compulsione, ad aspettative non realistiche, a scarsa capacità decisionale e disagio personale  (4).

Alla luce di quanto detto, lo scopo di questa ricerca è stato quello di studiare l’eterogeneità della popolazione degli utenti suddividendoli in tre distinti profili (ricreativo, a rischio e compulsivo) e di esaminare se questi profili potessero essere associati a benessere sessuale, sesso e contesto interpersonale di utilizzo di pornografia (5).

I risultati emersi sono interessanti e confermano la tendenza dei nuovi studi sulla pornografia informatica,  che ne considerano aspetti e usi diversi, in una visione più ampia e più oggettiva  del fenomeno (6).

  1. 1 Byers, E. S., & Shaughnessy, K. (2014). Attitudes toward online sexual activities. Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace, 8(1), article 10. doi: 10.5817/CP2014-1-10
  2. Eleuteri, S., Tripodi, F., Petruccelli, I., Rossi, R., & Simonelli, C. (2014). Questionnaires and scales for the evaluation of the online sexual activities: A review of 20 years of research. Cyberpsychology: Journal of Psychosocial Research on Cyberspace, 8(1), article 1. doi: 10.5817/CP2014-1-2
  3. Daneback K1, Ross MW. (2011) ” The complexity of internet sexuality”. Adv Psychosom Med. 2011;31:121-34. doi: 10.1159/000328920.
  4. Blais-Lecours, S., Vaillancourt-Morel, M. P., Sabourin, S., & Godbout, N. (2016). Cyberpornography: time use, perceived addiction, sexual functioning, and sexual satisfaction. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 19(11), 649-655.
  5. Vaillancourt-Morel, M. P., Blais-Lecours, S., Labadie, C., Bergeron, S., Sabourin, S., & Godbout, N. (2016). Profiles of Cyberpornography Use and Sexual Well-Being in Adults. The journal of sexual medicine.
  6. Ucar, T., Golbasi, Z., & Senturk Erenel, A. (2016). Sexuality and the internet: a study of the perspectives of Turkish university students. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 19(12), 740-745.